Peggio Pedofilia o (presunta) pirateria?

Sui quotidiani usciti in corrispondenza alla festa della donna, mi sono confrontato con l’ennesimo orrore giudiziario. La cronaca (nera) riportava una breve cronistoria e l’epilogo del processo a un pedofilo 49enne del Bellinzonese. Benchè avvocato, e quindi teoricamente abituato al mancato trionfo della Giustizia (nel senso filosofico, con la G maiuscola quindi), non ho potuto esimermi dal prendere la tastiera ed esprimere ancora una volta il mio disappunto (largamente condiviso) per l’ennesimo caso di disuguaglianza tra il delinquente ordinario (sempre che la pedofilia possa essere considerata “comune”) e l’automobilista che incappa nelle maglie severe di Via Sicura. Sulla base degli articoli riferiti al caso di abuso su minori e sulla personale esperienza nei processi ai formalmente (ma non realmente) pirati, ho schematizzato l’istruttoria e riportato le conseguenti e reali pene irrogate. Il risultato è quello di una situazione assurda: al pedofilo con due precedenti non sfociati in condanna (in un caso era stata ritirata la denuncia e nell’altro era intervenuta la prescrizione) è stata inflitta una pena di 9 mesi di detenzione con il beneficio della sospensione condizionale, mentre che all’automobilista è stato comminato un castigo (passatemi il termine) di ben 12 mesi (pure con sospensione condizionale essendo incensurato). E mi chiedo: fino a quando uno Stato civile, che si fregia dell’onore di essere un esempio per moltissime altre Nazioni, accetterà questa ingiustizia? Mi auspico quindi che la legge sulla Circolazione stradale possa essere corretta anche dal Consiglio degli Stati, nella scia della decisione già adottata il 15 dicembre 2015 dal Consiglio nazionale.

Avv. Rossano Guggiari

Presidente UAM

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